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BRAND ENTERTAINMENT: SULLA SCIA DELLE SERIE TV

Nell’attuale scenario dell’attention economy, il Brand Entertainment si pone come obiettivo quello di catturare l’attenzione dei consumatori e stabilire con loro un legame, attraverso la veicolazione di contenuti.

Il potere delle storie

Alla base di questi contenuti ci sono indiscutibilmente le storie. Si parla quindi di storytelling, un’arte antichissima che trova applicazione nella sfera del marketing. Le storie, che dapprima venivano raccontate a voce, ora le si trovano infuse un po ovunque e viaggiano attraverso diversi medium (transmedia storytelling).

Questo processo fa sì che i tradizionali elementi della fiction narrativa vengano dispersi con lo scopo di creare un’esperienza di intrattenimento unica e coordinata.

Ma perché l’applicazione dello storytelling nel mondo della comunicazione è così efficace?

Innanzitutto sembrerebbe che la memoria umana sia “story-based”, come afferma Roger Schank: “La memoria umana è una collezione di migliaia di storie che ognuno ricorda attraverso le esperienze”. Le storie, grazie alla loro capacità di suscitare emozioni, non si fermano solo nella mente, ma raggiungono anche il cuore di chi le ascolta (non a caso, la parola “ricordare” è formata dalla parola cordis, letteralmente “del cuore” in latino). Associare, quindi, un brand ad una determinata storia, è una tecnica efficace per imprimere nella memoria del consumatore i contenuti e aumentare quella che viene definita brand awareness.

 

 

Immedesimazione e big data

Quando si parla di storie, l’immedesimazione da parte delle persone gioca un ruolo chiave. Questo vale anche in comunicazione, dove la sfida è proprio quella estrapolare un insight che è dentro le persone e farlo parlare con la voce del brand.

Per conoscere le persone nell’era della data revolution, è necessario saper interpretare i cosiddetti big data. Agganciando i big data al ruolo dell’immedesimazione, è possibile quindi creare storie confezionate appositamente per un target specifico di spettatori, storie nelle quali le persone si possano immedesimare e riconoscere appieno, ampliando in questo modo l’effetto dell’entertainment.

 

Matrix by Lana Wachowski & Andy Wachowski

 

Un chiaro esempio viene da Netflix, che è riuscito a utilizzare i data per creare nuovi processi nel mondo dell’entertainment. L’arma vincente di Netflix è costituita da un processo che non esiste in nessun’altra azienda di broadcasting: sapere esattamente chi sono i fan di quali serie TV e costruire di conseguenza contenuti sulla base dei loro interessi personali.

E a proposito di Netflix, negli ultimi anni, sono proprio le serie tv protagoniste indiscusse dei nostri schermi.

Cosa c’è alla base del successo?

Innanzitutto è necessario specificare che nelle serie tv è presente una cosiddetta narrativa seriale, la cui tracce risalgono già a partire dalla metà dell’Ottocento con Dickens e i suoi romanzi a puntata, caratterizzati da un tipo di narrativa on going, adattata in base alle preferenze dei lettori.

Oggigiorno vi sono diverse teorie sul grip delle serie tv: secondo Umberto Eco il successo è dato dal fatto che lo spettatore crede di godere della novità della storia, mentre di fatto gode per il ricorrere di uno schema narrativo costante ed è soddisfatto di ritrovare un personaggio noto.

A favore del successo gioca, inoltre, il fattore tempo: i contenuti veicolati in un periodo di tempo prolungato, permettono una presentazione di personaggi complessi e in continua trasformazione. Essi, discostandosi dai personaggi stereotipati, arrivano a rompere nella mente dello spettatore la barriera della finzione.

 

House of Cards by Netflix

 

Brand entertainment: il ruolo dei video

Il mezzo più potente per veicolare le storie ed i contenuti sono sicuramente i video.

Questo perché i video sono in grado di riuscire a toccare la sfera cognitiva ed emotiva di una persona. Una ricerca evidenzia che durante la visione di un video emergono tre fasi: l’aspetto cognitivo, ovvero la razionalizzazione della storia, l’aspetto emotivo collegato strettamente all’immedesimazione ed infine l’aspetto relazionale: le persone fanno proprie le storie che stanno guardando.

In questo senso il video diventa uno strumento potentissimo per far vivere esperienze e creare un legame con il brand.

Non a caso i video risultano, ad oggi, lo strumento più utilizzato: secondo Cisco, entro il 2019 l’80% del traffico di internet sarà rappresentato dalla fruizione di video.

 

Arancia Meccanica by Stanley Kubrick

Le Web Series: il caso IBM

Sulla scia del successo delle serie TV si posizionano i brand che applicano il concetto proprio delle serie tv nel brand entertainment.

Ne è un chiaro esempio la nascita delle web series, utilizzate dal brand per infondere ai propri stakeholder i valori e storia della marca.

Come la serie a episodi prodotta da IBM con Lucasfilm: “Science and Star Wars”, che indaga il rapporto tra scienza e tecnologia con l’universo fantastico della saga più famosa di sempre. Sono gli stessi ricercatori e scienziati dell’IBM a raccontare e spiegare alcuni particolari eventi in Star Wars. Un’idea geniale per raggiungere il target dell’azienda riuscendo contemporaneamente a divertire e fidelizzare i propri utenti.

Cosa ci riserva lo scenario futuro?

Se le sfere della comunicazione ed entertainment cinematografico si sono sempre toccate, pensiamo, ad esempio, alle pubblicità in televisione. Nell’imminente futuro queste due sfere si potrebbero addirittura sovrapporre. E così, ci dobbiamo aspettare vere e proprie serie tv prodotte dai brand stessi, che sfruttando le informazioni estrapolate dei big data, siano confezionate ad hoc per le persone.

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