Perché i maggiori brand stanno investendo in videogiochi?

Gli eSports, ovvero i videogiochi competitivi, stanno facendo parlare di se e non solo perché si vocifera che il comitato olimpico abbia manifestato interesse verso questo settore. I report degli analisti che parlano di un mercato che potrebbe assestarsi attorno al miliardo e mezzo di dollari sarebbero già un ottimo motivo per catturare l’interesse dei professionisti del marketing. Ma dietro a gli schermi LCD e a quei frenetici click sul mouse c’è molto altro.

Eppure dovremmo sorprenderci se Nike ha scelto di sponsorizzare il campionato cinese di League of Legends, a cifre superiori rispetto allo stesso tipo di investimento su Serie A e Premier League messi insieme. O se Coca Cola si è assicurata la presenza fissa nella Overwatch League. Per non parlare dei brand endemici, ovvero aziende tech come Intel o Samsung, sul mercato da anni, che finanziano le competizioni più seguite e i team più vincenti.

Ninja: il premiato star-gamer di Fortnite

Una platea enorme in un mercato internazionale.

Il basket è, probabilmente, il gioco più bello del mondo. L’NBA è universalmente riconosciuta come la lega sportiva più seguita e più spettacolare. Gli atleti più forti godono di una fama da rockstar, per non parlare degli stipendi da capogiro. Le Finals NBA del 2017 sono state le più seguite di sempre, con circa 20 milioni di spettatori. Ovviamente qualsiasi brand vorrebbe fare a gara per poter raggiungere una platea così vasta.

Questo dato, sicuramente un’eccellenza del marketing sportivo, appare scarso o mediocre se accostato alla finale dei Worlds di League of Legend che ha superato comodamente i 70 milioni di spettatori (Noi compresi).

Non solo eventi, ma anche nuovi spazi pubblicitari e nuovi media. Il canale privilegiato dove fruire degli eSport è Twitch: la piattaforma di streaming TV rilevata (guardacaso) da Amazon. Una piattaforma che raccoglia più spettatori di Netflix e HBO messi insieme. E, giusto per rendere l’idea, venderà 30 secondi di commercial durante i prossimi mondiali di Fortnite a 25 milioni di dollari l’uno.

Nuovi volti, nuovi testimonial, nuove sponsorizzazioni.

Parlando di Fortnite, apriamo un’altra parentesi. I più grandi atleti della storia sono stati sempre accompagnati dalla sponsorizzazione di grandi brand: la rilevante presenza mediatica, l’incarnazione di valori adatti al marketing e l’epica metafora dell’eroe sono caratteristiche perfette quando si va alla ricerca di un testimonial. Michael Jordan e Nike, John McEnroe e Sergio Tacchini, Adidas e Messi…

Oggi Cristiano Ronaldo è considerato lo sportivo più famoso al mondo, insieme a Lebron James. Tuttavia questi giganti dello sport non possono fregiarsi del titolo di sportivo più seguito al mondo sui social. L’indiscusso re dei social media è Ninja, che può vantare quasi 140 milioni di interazioni sui suoi canali social. Al giorno. Se non sapete chi sia è tutto ok: è il miglior giocatore del mondo di Fortnite. Ed è già sotto contratto con Samsung e Uber, oltre ad essere uomo immagine di Adidas.

Il Target millennials: come aprire il vaso di Pandora.

L’aspetto più significativo del mondo eSport quando parliamo di marketing è l’audience, formata da millennials e centennials. Un target che i brand non sanno più come provare ad intercettare.

I grandi marchi le hanno provate tutte e cambiano strategia in continuazione, di fronte a un pubblico completamente alieno rispetto ai canali media tradizionali come radio, TV e stampa. All’improvviso eccoli lì, tutti quanti, a guardare dei videogiochi.